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La dieta Atkins (anche Atkins Nutritional ApproachApproccio Nutrizionale Atkins) è un regime alimentare che fu messo a punto negli anni Settanta da un cardiologo statunitense, Robert Coleman Atkins (per la cronaca, Atkins morì obeso nel 2003; a quell’epoca aveva 73 anni e pesava 116 kg per 183 cm di altezza).   In particolare il dottor Atkins sosteneva che, poiché i carboidrati sono la principale fonte di energia, raramente l’organismo utilizza le fonti secondarie, rappresentate dal grasso corporeo, a meno che non si limiti il consumo di carboidrati.

La dieta Atkins dura diverse settimane; come detto essa consta di quattro fasi. Generalmente la prima fase, quella di induzione (considerata la più importante), ha una durata ottimale di due settimane; durante il periodo di induzione l’apporto di carboidrati non deve essere superiore ai 20 g al giorno, ciò porta inevitabilmente all’eliminazione di carboidrati complessi (pasta, pane, riso, cereali ecc.), mentre non vi sono particolari limitazioni relativamente a cibi di tipo proteico e lipidico a basso indice glicemico (carne, uova, formaggi ecc.).

La seconda fase della dieta Atkins è quella della continuazione della perdita di peso; durante questa fase si introducono glucidi ricchi di fibre aumentando il quantitativo previsto nella prima fase (20 g) fino ad arrivare a 25 g nella prima settimana, 30 g nella seconda e così via fino a quando la perdita di peso che si registra non arriva a diminuire; dopodiché si sottraggono 5 g di glucidi al giorno fino a che non si raggiunge una moderata perdita di peso. Non è possibile stabilire a priori la durata di questa fase; teoricamente si dovrebbe riuscire a regolare in modo graduale la perdita di peso passando da circa un kg e mezzo alla settimana fino ad arrivare a circa 400 g.

La terza fase della dieta Atkins è quella del cosiddetto pre-mantenimento. Durante la terza fase si registra un aumento dell’apporto glicidico che si aggira sui 10 g alla settimana fino a che non si individua la quantità che permette di mantenere inalterato il proprio peso. Sostanzialmente la terza fase si differenzia dalla seconda per l’introduzione, tra gli alimenti ammessi, dello yogurt e della frutta (alimenti vietati nelle prime due fasi).

La quarta fase è quella del mantenimento vero e proprio. Questa fase dovrebbe, teoricamente, durare per tutta la vita; è essenzialmente simile alla terza e le indicazioni prevedono l’introduzione di carboidrati complessi come pane, pasta e riso, pur sempre rispettando la ripartizione generale in cui ai carboidrati è comunque assicurata una percentuale veramente ridotta (14%).

La dieta Atkins non promette un calo ponderale quantificabile (non è quindi una dieta del tipo Perdi X kg in Y giorni”).

I punti deboli della dieta Atkins sono parecchi. Analizziamoli brevemente.

Ripartizione errata dei macronutrienti: la dieta Atkins, una volta a regime, è caratterizzata da una ripartizione dei macronutrienti decisamente sbilanciata verso i grassi e le proteine (rispettivamente 24% e 62%), a scapito di carboidrati (solo il 14%). Si tratta di una dieta decisamente squilibrata e sicuramente non è indicata per chi ha il colesterolo alto, a chi ha disturbi renali, epatici e problemi gastrici.

Demonizza alcuni alimenti: la dieta Atkins demonizza i carboidrati praticamente in tutte le fasi, perché anche quando sono gradualmente introdotti, la loro percentuale è notevolmente ridotta. Inoltre nelle prime fasi sono completamente eliminati alimenti fondamentali, come tutti i carboidrati complessi e anche la frutta. Delle verdure si prediligono quelle a basso indice glicemico.

Non trasmette una coscienza alimentare: sperare di dimagrire eliminando quasi del tutto un macronutriente è un messaggio pericoloso, che rivela una coscienza alimentare antiquata (evita il tale alimento e dimagrirai!”). Le indicazioni di Atkins infatti sono elenchi lunghi e particolareggiati di quali alimenti evitare e quali ammettere. La dieta Atkins non dà indicazioni sulle calorie da assumere quotidianamente o sulla necessità di pesare gli alimenti. Alcuni alimenti (quelli “buoni”, come carne, pesce e uova), addirittura sono indicati come assumibili in quantità illimitate.

È, d’altro canto, veramente difficile trovare punti di forza nella dieta Atkins.

Buona sazietà degli alimenti: l’alta percentuale di grassi e la buona percentuale di proteine consente, rispetto alle diete sbilanciate a favore dei carboidrati, un maggiore senso di sazietà.

No ai grassi idrogenati: tra la miriade di discutibili indicazioni della dieta di Atkins, vi è perlomeno quella saggia di evitare i grassi idrogenati.

Esercizio fisico : nelle indicazioni generali, non si pone attenzione all’esercizio fisico come parte integrante del regime dietetico, anche se sul sito ispirato alla dieta Atkins una sezione relativa all’esercizio fisico incoraggia la pratica integrata tra regime alimentare ed esercizio fisico. Tuttavia il consiglio è abbastanza soft, indicando che si deve scegliere la pratica sportiva più adatta alle proprie attitudini (“se siete tipi tranquilli, apprezzate la tranquillità di una camminata al mattino presto…”).

È una dieta facile da seguire, perché non impone il controllo delle quantità e, in virtù della chetosi che si genera, non fa sentire molto la fame. Nonostante l’enorme popolarità, fino al 2003 la dieta Atkins non è stata valutata da prove cliniche eseguite in modo corretto. Nel corso di una ricerca, 63 uomini e donne obesi sono stati sottoposti a questo tipo di dieta e altri sono stati sottoposti ad una dieta con poche calorie, molti carboidrati e pochi grassi. Mentre nei primi 6 mesi, chi seguiva la dieta Atkins ha perso più peso rispetto a chi seguiva l’altra dieta, dopo 12 mesi i risultati finali erano sovrapponibili. Successivi studi clinici hanno dato risultati simili.

Alcuni Autori hanno condotto un trial controllato sugli effetti di una dieta ricca in proteine rispetto ad una dieta  ricca in carboidrati per ottenere una riduzione di peso in soggetti obesi. Nell’arco dei sei mesi d’osservazione gli Autori hanno evidenziato una maggiore perdita di peso nei soggetti che assumevano un maggior quantitativo proteico con una riduzione considerevole del tasso ematico di trigliceridi, rispetto al gruppo di controllo, che consumava una maggiore quantità di carboidrati. Il 35% dei soggetti in dieta iperproteica avevano perso più di dieci kg di peso, mentre questa riduzione era raggiunta solo dal 9% di quelli che seguivano dieta a maggior contenuto glucidico. Un altro studio ha coinvolto 132 soggetti obesi con BMI medio di 43 ad alta prevalenza di diabete (39%) o sindrome metabolica (43%). Lo studio era randomizzato: ai due gruppi era proposta una dieta a basso contenuto di carboidrati (30 grammi al giorno) oppure una dieta a basso apporto d’energia e a basso contenuto lipidico; il termine dell’osservazione era posto a 6 mesi. Furono analizzati, alla fine dei sei mesi, solo 79 soggetti, per l’alto abbandono osservato durante lo studio. Nel gruppo che seguiva la dieta a basso contenuto di carboidrati, fu osservato un maggior calo ponderale, una maggiore riduzione dei trigliceridi, un minore utilizzo di farmaci per il diabete e per la dislipidemia e, nei pazienti non diabetici, una minore insulino-resistenza.

Potete comunque osservare che la letteratura scientifica è assolutamente divisa e non concorde.

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