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Visto che la prossima domenica daremo sfogo alle nostre voglie culinarie in una grandiosa abbuffata pasquale – in cui, giustamente, e come da tradizione, si alterneranno senza soluzione di continuità le più prelibate delizie della nostra cucina senza alcun riguardo per quello che viene definito un corretto bilanciamento tra carboidrati, grassi, proteine etc. etc – abbiamo pensato bene di dedicare questo editoriale al tema dell’abbuffata!

L’obbiettivo dell’articolo non è farvi passare l’appetito per domenica – tranquilli – bensì farvi riflettere se vi capita di avere crisi da abbuffata pasquale anche in giorni normali, quando ragione di abbuffarsi non c’è.

Potremmo dire che l’abbuffata è quel momento di blackout mentale durante il quale ci si ritrova a ingurgitare qualsiasi cosa presente in cucina, in quantità molto superiore da quella giustificabile da una semplice ‘fame’ e con un sentimento di disagio verso ciò che si sta facendo.

L’abbuffata di per sé non colpisce solo chi sta facendo una dieta, ma anche chi normalmente ha un rapporto sano col cibo. Può capitare a chiunque, magari dopo un periodo particolarmente stressante, di ritrovarsi a divorare un cioccolatino dietro l’altro fino a trovarsi con una scatola vuota in mano; oppure di aprire il frigo in un raptus di nervosismo arrivando a ripulirlo da ogni avanzo commestibile!

Effettivamente, l’abbuffata nel vero senso della parola (e in un certo senso “grave”) è da collegarsi con uno stato psicofisico non perfettamente equilibrato, e non per nulla sentiamo parlare di “fame nervosa”. Non dobbiamo però fermarci al contraccolpo emotivo che (specie se stiamo facendo una dieta) un’improvvisa abbuffata può provocarci: dobbiamo soffermarci alle implicazioni per la nostra alimentazione, per la nostra salute.

Il “fenomeno abbuffata” è, infatti, tanto semplice da descrivere quanto difficile da evitare: dietro ad esso si nasconde un “diabolico” circolo vizioso che ci porta a peggiorare sempre più la qualità complessiva della nostra alimentazione anche laddove si stia attenti ad avere una dieta sana e salutare al di fuori dell’abbuffata stessa.

Il più delle volte, infatti, l’abbuffata non è un evento singolo, che capita una volta sola. Gli esperti che studiano il fenomeno sono ormai convinti che ogni episodio di abbuffata aumenta le probabilità che ne avvenga uno ulteriore, in modo da diventare fenomeno ciclico e recidivo.

Molto spesso bisogna dire che la crisi da abbuffata colpisce principalmente persone che sono soggette a regimi dietetici molto severi, e che quindi sono costantemente in allarme a calcolare calorie, pesi e qualità degli alimenti. Molto spesso quando si ha una dietra programmata e fissa e con pochi alimenti a disposizione, cresce esponenzialmente il desiderio di un piccolo “strappo” alla regola.

Un regime dietetico vissuto male, porta il nostro organismo a vivere in uno stato di inavvertito ma costante stress. Siamo perennemente in allarme, vedendo dietro ad ogni pasto una trappola pronta a rovinare tutti i sacrifici fatti finora. In più, molto spesso questa situazione è sostenuta dagli stimoli positivi che riceviamo dall’esterno, come il notare il nostro dimagrimento o il ricevere complimenti dagli altri. Questa catena continua di stress-gratifica-stress, però alla lunga ci logora e ci rende più vulnerabili a delle cadute improvvise!

Ecco quindi diagnosticato il problema. Un cattivo rapporto col cibo può essere vissuto anche in situazione di dieta ferrea, dove le regole e lo stress hanno il sopravvento sull’individuo e le sue esigenze, sfociando in momenti di sfogo al termine dei quali ci sentiamo tristi e pentiti, come se avessimo buttato all’aria gli sforzi fatti fino a quel momento.

Bisogna assolutamente spezzare questa catena viziosa che ci porta all’abbuffata periodica che genera altro stress inutile e dannoso per la salute. Come farlo? Lo vedremo nella prossima puntata!

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