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Vostro figlio mangia troppe merendine, fa poco sport e non gli piace la frutta e la verdura? Lo so, siete allarmati ed è giusto che lo siate!

La questione dell’educazione alimentare dei più piccoli, dei bambini e degli adolescenti è un problema che sta acquistando col tempo un’importanza sempre maggiore, perché riguarda la salute delle nuove generazioni e lo sviluppo del loro rapporto sano con il cibo.

L’allarme viene lanciato anche dai numeri preoccupanti riguardanti l’obesità (anche dei più piccoli) che sono da diversi decenni in costante aumento.

Come sapete bene, non è nel nostro stile stigmatizzare a priori certi tipi di alimenti (come le merendine) anche se sono considerati giustamente junk food. Il nostro problema è fondamentalmente un altro: far comprendere ai ragazzi (e ai loro genitori) che si può svolgere un percorso alimentare che ci permette di assumere in modo equilibrato ogni tipo di cibi, mantenendo nello stesso tempo la nostra linea!

Come dicevo, il problema educativo dei giovani ha una sua declinazione anche nell’ambito dell’alimentazione. Ovviamente, il luogo migliore in cui si può agire in modo significativo (oltre alla famiglia) è la scuola. La domanda è: si è fatto tutto il possibile finora per promuovere un’alimentazione sana nelle scuole?

Un tentativo interessante è stato fatto negli anni passati in Norvegia, dove un gruppo di ricercatori ha condotto uno studio sulle abitudini alimentari degli scolari. I risultati sono interessanti: pare infatti che, se adeguatamente stimolati a farlo, bambini e ragazzi abbandonano volentieri il cibo spazzatura (presente per definizione nelle “macchinette” degli istituti) a favore di cibi più sani, come frutta e verdura. In alcune scuole, infatti, si è deciso di sostituire i classici snacks con la distribuzione di frutta e verdura, alcune volte in modo completamente gratuito. I risultati di questa campagna sono stati statisticamente apprezzabili, e il consumo di junk food tra gli studenti delle scuole che partecipavano all’esperimento è calato in modo significativo.

In Italia, purtroppo, i tentativi fatti finora non hanno raggiunto i risultati sperati, e questo è dovuto ad una serie di motivi. Quello principale può essere identificato nella mancanza della valenza educativa della proposta alimentare. Invece che spiegare a bambini e ragazzi perché dovrebbero mangiare meglio, gli si fa trovare semplicemente frutta e verdura nelle mensa scolastiche. Questa tipologia di alimenti – se non presentati in modo accattivante e con operazioni volte a migliorarne “l’immagine” che gli adolescenti ne hanno, come mostra un altro studio – vengono istintivamente evitate dagli studenti, con i risultato di avere sprechi enormi e di dover quindi riproporre i giorni seguenti alimenti non freschi.

Questo circolo vizioso ha l’unico risultato di favorire economicamente le aziende fornitrici del prodotto e di creare sprechi del cibo e del denaro che serve per rimediare a questa situazione. È evidente che in Italia manca un progetto preciso e funzionale per quanto riguarda l’educazione alimentare nelle scuole. Quello che serve è realismo economico-organizzativo ma anche, e soprattutto, una genuina volontà educativa. Senza di essa, infatti, mancano i presupposti e gli strumenti efficaci per promuovere una sana alimentazione tra i più piccoli!

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