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“Tornate sani, tornate amici, arrivate in cima: in questo preciso ordine” diceva Roger Baxter Jones, famoso alpinista.

 

“Una frase banale” si potrà dire, ma estremante concreta.

Ogni estate, moltissime persone decidono di cimentarsi in passeggiate, ferrate, arrampicate.

Poche sono realmente informate di cosa comporti questo tipo di attività.

 

Non vogliamo soffermarci sull’aspetto etico, il rispetto della natura è sottinteso.

Una natura che, è importante ricordare, nonostante quello che vediamo nei film o nei programmi più strani alla tv, nessuno è in grado di controllare.

In montagna, come in mezzo al mare, infatti le condizioni meteo sono estremamente imprevedibili e lo stesso vale per la superficie sulla quale ci si muove.

L’unico modo per rispondere all’imprevisto è: avere l’equipaggiamento adatto ed una consapevolezza precisa su ciò che si sta per affrontare.

 

Programmare con cura i percorsi che si vorrà svolgere è il primo passo per capire in quali imprevisti si potrà incorrere: che tipo di terreni affronteremo? Che altitudine massima ci sarà? Quali temperature? Qual è la pendenza media del terreno? Quanto è stretto il sentiero?

Poniamoci prima queste domande, così che saremo in grado di preparare uno zaino migliore.

Dobbiamo però in primis preoccuparci del mezzo di locomozione: i piedi.

Unghie curate e piedi asciutti sono la base da cui partire per evitare spiacevoli dolori che possano compromettere o rovinare la bellezza di un’escursione montana.

 

Scarponi e calze faranno il resto. Le scarpe da ginnastica sembreranno forse comode ma non sono adatte per la maggior parte delle attività outdoor. Perché? Non sono robuste, non trattengono il caldo e assorbono acqua.

Per questo un paio di ottime scarpe da trekking sono d’obbligo.

È buona norma abituarsi agli scarponi prima di usarli. Un vecchio trucchetto è bagnarli e passeggiare con questi fino a che non si saranno asciugati, in questo modo li si avrà modellati sul proprio piede. Ovviamente è un’operazione da fare a casa, nei giorni precedenti all’escursione prevista.

Gli scarponi dovrebbero essere di una misura che permetta di indossare due paia di calze comodamente: avere due calze infatti permette di evitare spiacevoli eventi di sfregamento sulla scarpa che possano creare fastidiosissime vesciche. Inoltre, bisogna ricordare che con calore e variazioni di pressione i piedi si gonfiano. Meglio accoglierli in un ambiente dove possano farlo senza problemi.

E le calze? La lana assorbe il sudore e permette l’evaporazione dell’umidità, mentre il cotone una volta bagnato, si asciuga difficilmente. Ormai ci sono infiniti materiali tecnici che rispondono ad ogni esigenza.

In ogni caso, è consigliabile usare indumenti comodi e già testati su se stessi.

 

Vestirsi a strati, come le cipolle. Il nostro corpo è a suo agio in una finestra di temperatura che varia dai 35,5 ai 37,7 °C. Sono valori che variano da individuo ad individuo e sono estremamente influenzati da: temperatura esterna, umidità, presenza e intensità di una fonte di calore, assunzione di liquidi e/o cibo e attività fisica svolta dalla persona.

In montagna c’è il sole, pioggia, nuvole, neve, freddo, caldo, vento; si potrebbe essere a digiuno da un po’ o aver finito l’acqua. Per questo servono gli strati, per rispondere al meglio alle diverse combinazioni climatiche. Partire dal centro del corpo: una bella maglia tecnica – non necessariamente termica (se è caldo non riusciremo ad abbassare la temperatura corporea) – può aiutare. Aggiungere poi strati, più o meno isolanti, per mantenersi alla temperatura più confortevole in base alla condizione climatica che si incontra.

 

Il vento e l’umidità sono gli elementi maggiormente responsabili delle difficoltà nella regolazione termica. Una giacca a vento pronta nello zaino sarà un’ottima soluzione anche in caso di pioggia. Il corpo abbassa la temperatura sfruttando l’evaporazione del sudore. Per questo è bene far asciugare o cambiare il prima possibile indumenti e scarponi bagnati.

 

Nello zaino sarà bene avere indumenti di ricambio asciutti, cibo e acqua per reintegrare energie spese durante il viaggio senza appesantirci eccessivamente (es. frutta e panini non troppo elaborati). Inoltre è bene organizzare lo zaino in modo intelligente: in fondo ciò che si utilizzerà di meno, lateralmente ciò che occorrerà di più, in modo che sia a portata di mano. La parte che appoggia la schiena che sia liscia e comoda, proteggendo il tutto dentro buste di plastica per evitare che si bagni malauguratamente.

Infine, posizionare lo zaino più alto possibile in modo che non interferisca con il baricentro corporeo e con il movimento delle gambe. I pesi all’interno siano equamente distribuiti e la quota complessiva non superi il quarto del proprio peso corporeo.

 

E l’alcol? Sfatiamo un mito: l’alcol non riscalda. Produce una sensazione di calore a livello centrale ma di fatto attiva meccanismi di vasodilatazione. Risultato? Dentro al rifugio vi godrete la degustazione alcolica ma, appena usciti, sentirete più freddo. Se avrete seguito i consigli precedenti non sarà un problema perché sarete in perfetta forma, sarete arrivati in cima e avrete rafforzato l’amicizia, che scalda più di ogni al

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