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Il tema delle intolleranze alimentari è molto caldo in questo periodo. Occorre fare chiarezza e noi siamo qui per questo!

 Si fa un gran parlare di intolleranze alimentari: sono ormai decenni che moltissime persone cercano di capire se l’origine di qualche piccolo disturbo (o la causa vera del loro sovrappeso) possa essere dovuta a reazioni avverse nei confronti di un qualche alimento.

Non è facile dare un giudizio pacato ed equilibrato su questo argomento: in linea di massima, in campo medico, c’è una vera e propria spaccatura sull’esistenza o meno di questo fenomeno, ma, ancor più, c’è un profondo disaccordo sulla possibilità o meno di diagnosticare in modo certo tali fenomeni.

Effettivamente, le intolleranze sono reazioni avverse agli alimenti che sono difficilmente diagnosticabili: questo però non significa affatto che non esistano. D’altro canto, esistono tantissimi test che si dicono in grado di scoprire intolleranze ma di nessuno di questi è stata effettivamente provata in pieno la validità scientifica. Tutto quello che è presente in letteratura è controverso.

Il dubbio quindi rimane aperto: ci possiamo fidare di un esame per scoprire le intolleranze alimentari oppure no? Proprio allacciata a questa domanda, se ne pone subito un’altra, che prende spunto da uno dei test più in voga in quest’ultimo periodo: l’esame del DNA. Ultimamente si sono fatte avanti aziende e laboratori che pubblicizzano addirittura la scoperta di eventuali intolleranze alimentari nei confronti di 600 alimenti, attraverso il test del DNA. Dobbiamo quindi partire da un dato assolutamente certo: è completamente falso individuare le intolleranze alimentari nei confronti di 600 alimenti attraverso l’esame del DNA!

Non si nasce geneticamente intolleranti, se non nei confronti di pochissime sostanze: le due più importanti sono il lattosio e il glutine. Tra l’altro, anche in questo caso, l’intolleranza geneticamente rilevata, non è ancora di per sé indice di intolleranza clinica. Quindi chi propone test di intolleranze attraverso il DNA, studiando addirittura 600 alimenti, dice inequivocabilmente il falso. Il DNA però può essere estremamente utile per comprendere meglio come il nostro organismo metabolizza gli alimenti e può quindi dare delle indicazioni estremamente interessanti su come impostare una alimentazione fortemente personalizzata.

Lo studio del DNA, in relazione all’alimentazione, può essere sfruttato per comprendere meglio le velocità metaboliche delle migliaia di reazioni che si verificano nel nostro corpo. Questo ovviamente può essere di valido aiuto per indirizzare meglio la persona verso un’alimentazione personalizzata. Questo è il lavoro che quotidianamente facciamo noi del Metodo NiGeF.

 

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