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Per quanto ci sforziamo di consumare tutto il cibo preparato durante le feste, siamo dotati di un meccanismo preciso e puntuale da cui non può sfuggire il nostro segnale di sazietà. Scoccata l’ora X, ciò che non è stato introdotto in bocca, rimane sulla tavola ancora ben imbandita.

 

Tempo di pranzi e cenoni, tempo di avanzi che vagano dal frigo alla tavola, spesso ingestibili, spesso mal visti perché “ancora loro nel piatto”, spesso nel pattume perché ormai vecchi. Pur essendo esperienza comune, gli avanzi continuano a essere protagonisti nei giorni successivi alle feste. Perché? Penso che ci siano due grandi anelli deboli della catena: da una parte non si sa bene come gestirli e trasformarli per riutilizzarli cambiandogli aspetto e sapore in modo da proporre un nuovo piatto; dall’altra sopravvalutiamo la nostra capacità di mangiare proponendo dosi sempre troppo eccessive. Per il primo punto mi piacerebbe cercare ricette e modi per aiutarsi nel riciclo da pubblicare sulla pagina Facebook ufficiale “Dieta del Metodo Nigef” così da raccogliere nel tempo spunti utili per tutti. Vi sarei grato se mi aiutaste in questo. Per quanto riguarda invece le dosi eccessive, vorrei fare un accenno a come funziona il meccanismo della sazietà, sempre uguale, giorno feriale o festivo, Natale o Capodanno che sia, lui lavora sempre allo stesso modo e non si lascia ingannare o aggirare, sempre puntuale e impeccabile.

 

E infatti proprio di questo si parla: un sistema dotato di un tempismo estremamente preciso. Dal momento in cui assaporiamo il primo boccone, il cibo inizia a entrare in contatto con il nostro palato, passa poi nello stomaco e quindi nell’intestino. A ogni passaggio vengono rilasciati tutta una serie di segnali biochimici da parte dei vari organi dell’apparato digerente e del sistema nervoso che permettono di raggiungere il segnale di sazietà. Immaginiamo proprio come dei piccoli mattoncini che una volta rilasciati si impilano uno sopra l’altro per raggiungere una certa soglia. Raggiunto quel punto, noi percepiamo il segnale di stop. Il rilascio di questi fattori biochimici non avviene in maniera casuale, ma con una scadenza temporale ben precisa e una volta rilasciati non stanno a zonzo nell’organismo, ma mirano dritti al loro bersaglio per portare il segnale. Una vera e propria staffetta in cui ci si passa l’informazione per far smettere alla persona di introdurre nuovi alimenti. E quanto dura questa staffetta? 20 minuti! Trascorso questo tempo abbiamo raggiunto il segnale completo di sazietà ormai quel che è fatto è fatto, il resto difficilmente entrerà nella nostra bocca.

 

E’ così categorico? Abbastanza. Vero è anche che siamo soggetti a tutta una serie di fattori esogeni come il gusto, la vista e l’olfatto per cui se siamo difronte al nostro alimento preferito oppure se questo porta determinate caratteristiche che ci incuriosisco, ne assaggeremo un po’ ma più per gola che per fame vera e propria.

 

Pensate ora a cene e pranzi delle festività natalizie, cosa avete consumato dopo 20 minuti? A casa mia se abbiamo messo i cappelletti nel piatto siamo avanti. Ciò significa che un altro fattore che incrementa gli sprechi è proprio la lentezza con cui vengono consumati i pasti delle feste. Infatti teniamo in mente che in 20 minuti raggiungiamo il segnale di sazietà, se mangiamo velocemente introduciamo più cibo rispetto a quando mangiamo lentamente. Non vi sto invitando ad accelerare il pasto, ma a tenere in mente anche questa informazione quando sceglierete il menù delle feste e soprattutto le dosi.

 

Pensate quindi bene a quali sono le quantità abituali che consumate a tavola e pensate che difficilmente le supererete di molto. Certo l’aria rilassata, le chiacchiere a tavola e i piatti buoni inviteranno a mangiare un po’ di più, ma ricordate che non riusciremo ad andare troppo oltre a quella soglia. E se eccediamo sforzandoci più del dovuto, il processo digestivo non sarà dei più semplici.

 

Anche se faremo un po’ di attenzione in più, qualcosa sulla tavola rimarrà di sicuro. Cosa ne facciamo? Come la riutilizziamo? Dado di carne con il bollito rimasto? Un’insalata ricca con un po’ di pesce e di frutta? Spazio alla fantasia e alla creatività per ridurre il più possibile il quantitativo di cibo che verrà rifiutato da tutti raggiungendo la spazzatura.

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